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DiMarieli Ruini

Il tempo “di genere” un elemento referenziale per le Pari Opportunità

Il tema delle Pari Opportunità è un argomento centrale nell’universo della cooperazione nel quale le donne sono presenti nella percentuale più alta rispetto ad altri settori ed hanno una presenza nei CdA e nei livelli apicali, che non risponde agli standard europei, ma che è indice di un andamento progressivo verso la parità.

Rispetto a tale tematica, il Consorzio Nazionale Meuccio Ruini ha partecipato con gli Enti di formazione delle Centrali cooperative alleate e delle organizzazioni sindacali all’azione di sistema “Modelli per la diffusione delle pari opportunità nelle imprese cooperative” conclusa nel 2015, che si è sviluppata secondo un programma organico di interventi finalizzati a definire e promuovere l’applicazione di modelli di eccellenza per la diffusione delle P. O. nelle imprese cooperative.

Sulla base di tale esperienza, il Consorzio ha successivamente inteso diffondere e condividere le numerose prassi di eccellenza emerse da tale lavoro, utilizzando una nuova opportunità offerta da Fon.Coop e partecipando all’avviso 35 con tre progetti integrati per tre diverse aree geografiche, approvati a marzo 2017.

D.A.L.I.E  – Donne Al Lavoro: Integrazione ed Empowerment (Isole)

I.R.I.D.I.S – Integrare Riposizionare Incentivare le Donne e Implementare il Sociale (Sud)

P.O.T.O.S – Pari Opportunità Tra Organizzazione e Sviluppo (Centro)

I tre Piani sono stati concepiti come tre iniziative complementari legate da un fil rouge rappresentato da un Modulo formativo sulle PO e una RICERCA comuni e costruiti secondo un’architettura complessa che realizza una sinergia tra le azioni formative e non formative, più utili ad agire sui diversi livelli aziendali: attivazione di Partenariati, Bilancio delle competenze, Ricerca, Consulenza, Formazione, Comunicazione, quest’ultima per creare la rete informativa e diffondere la documentazione, le migliori prassi e i risultati raggiunti.

La ricerca, dal titolo “Uso del tempo: un contributo alle pari opportunità” è volta, in particolare, a obiettivi ben definiti e intende svolgersi con una metodologia unitaria e trasversale che si avvale di uno strumento conoscitivo di particolare interesse: l’uso del tempo.

È noto che il concetto di tempo ha svolto negli ultimi decenni una funzione sempre più incisiva negli studi delle scienze umane, non solo a livello teorico, ma anche sulla concreta interpretazione di questo parametro di vita.

Nella molteplicità dei ruoli e delle aspettative alle quali deve rispondere in una vita sociale di crescente intensità, l’individuo si è accorto di dover fare i conti con un limite invalicabile impostogli dalla natura. La “costrizione” del tempo lo colloca in uno spazio storico determinato, segna la sua esistenza biologica, influisce sulla percezione dei fatti, determina i ritmi del suo agire.

Di qui la necessità, in una realtà che quantitativamente si sviluppa a intensità crescente, di ripensare il fattore tempo ormai come elemento di selezione e di filtro dell’azione sociale.

Le discipline sociali non si sono dunque sottratte a questa necessità conoscitiva e nell’ultimo decennio hanno rivolto una sempre maggiore attenzione teorica e di ricerca empirica al rapporto fra tempo e scelte quotidiane del soggetto agente. L’attenzione dei ricercatori si è sempre più concentrata sulla validazione di uno schema teorico e metodologico che unifichi le varie modalità utilizzate per lo studio sistematico dell’uso del tempo.

Negli ultimi anni le ricerche e gli studi condotti a livello internazionale hanno alimentato una folta discussione di idee e nuove tecniche di ricerca sia riguardanti il tempo libero, sia finalizzate ad approfondire l’indagine sui tempi di lavoro.

I ricercatori concordano sulla necessità di mettere a punto una metodologia rigorosa e nello stesso tempo flessibile rispetto al mutare dei bisogni conoscitivi, che promuova un reale approfondimento nello studio dell’uso del tempo, limitando le possibili distorsioni interpretative dovute alle possibili se non inevitabili influenze psicologiche ed emotive da parte dei ricercatori stessi.

Ma proprio qui affiorano le maggiori difficoltà perché il valore del tempo, come di un qualunque bene di consumo, diventa relativo all’uso che di esso si compie, ai risultati che si ottengono da tale uso e soprattutto agli indici di soddisfazione/insoddisfazione che il soggetto agente ne ricava.

L’estrema soggettività valutativa dell’uso del tempo condiziona perciò in maniera rilevante l’analisi del medesimo, che vada oltre la semplice rilevazione statistica.

Contestualmente il consolidamento del tema delle Pari Opportunità sulla scena socio-lavorativa come focus cruciale e identificativo della nostra realtà contemporanea suggerisce un approfondimento mirato dello studio del tempo/donna e del tempo/uomo come base per  promuovere una crescita della cultura complessiva delle pari opportunità che possa fattivamente e conservando il valore “dis-parità”, facilitare la creazione di nuovi equilibri e della necessaria integrazione personale che serve per vivere e lavorare armonicamente in sintonia con l’ambiente.

La struttura organizzativa e il piano di progettazione di una ricerca di bilancio tempo si articola in differenti metodologie di intervento. Non è semplice descrivere la vita quotidiana di un individuo. Una descrizione realmente comprensiva potrebbe risultare solo da una innumerevole raccolta di dati. Sono necessarie quindi alcune semplificazioni. Tali semplificazioni comprendono comunque comportamenti che non sempre sono semplici sequenze, ma che spesso sono interrelati in maniera complessa.

Ne consegue che, oggi, il tempo “di genere” può diventare elemento referenziale per le Pari opportunità. E se l’origine degli studi sul tempo risale all’antichità (Sant’Agostino), ai primi anni del ‘900 è datato in Russia l’utilizzo dei bilanci tempo che, ripetuto negli anni, diventò l’indice del mutamento comportamentale originato dalle trasformazioni della società.

Riproponendo alcuni studi svolti e considerando le possibilità effettive di verificare l’utilizzo del tempo da parte delle lavoratrici e dei lavoratori a rischio, “ante e post”, si è valutato di scegliere come più consona una metodologia semplificata per la quale si sono aggregate alcune tipologie di attività similari tra loro e comunque rispondenti ad una già collaudata divisione del tempo in quattro fasi: tempo necessario; tempo obbligato; tempo impegnato; tempo libero.

Per tempo necessario si intende il tempo destinato ad attività fisiologiche (sonno, riposo, cura della persona, alimentazione quotidiana ….);

Il tempo obbligato è volto al lavoro, a corsi di studio e di formazione (perfezionamento, master ….);

Il tempo impegnato riguarda attività svolte come conseguenza di atti precedenti o di scelte non sempre volute (lavoro non remunerato, cura degli anziani, attività burocratico-amministrativi, impegni familiari ….);

Infine, il tempo libero è il tempo residuo, dedicato ad attività sportive, culturali, e/o di piacere e svago.

Queste fasi del tempo verificano generalmente una tendenza femminile a riempire di attività il cosiddetto “tempo impegnato” che può diventare una motivazione personale, oltre che essere una costrizione sociale, per la quale spesso i percorsi di carriera sono rallentati.

I confronti ante e post e i confronti fra lavoratori e lavoratrici della stessa azienda, così come i confronti fra età differenti, saranno oggetto di riflessione e stimolo verso nuovi modelli di organizzazione del lavoro e auspicabilmente di interazione sociale.